Ore 8: neurochirurgia riabilitativa.

-4° e neve portata dalle carezze del vento gelido, giù dalla discesa mi aspettano solo paura e fastidio e invece quello che ha inizio è puro godimento.
Non so cosa c'è, ma la mia bici, che è un camion di oltre 2 metri, sembra una bmx e il fondo è quello cattivo, asciutto ma duro, che non ti perdona niente, quello su cui ho sempre preso le peggiori facciate, quello tecnico, che se sbagli ti frega.
Eppure, le gambe mi girano come se non fossero le estremità di un ciccione stressato, mulinellano da dio, boh, non so cosa c'è.
Vado giù a sparo, le macchine si accorgono di me, non so perché, ma mi rispettano, si fermano anche agli stop, dev'essere la neve che li rende più buoni.
Nelle cuffie c'è Stairway to heaven, che sembra la colonna sonora perfetta per una murata stile "il paradiso può attendere", mi preparo ad affrontare le fatiche delle prime pendenze ma anziché rallentare, il volo continua, anzi prendo le salite come trampolini che mi portano ancora più su, tagliando le code di dinosauri motorizzati con una precisione robotica.
Io sono il chirurgo e la Xtramonkey è il mio bisturi.
Non son cosa c'è, ma questa mattina buia sta dissipando i fantasmi dei troppi problemi, dei ritmi sincopati, della depressione collettiva.
Questa mattina fredda sa di pace, di guarigione e so cosa c'è, c'è la mia bici, che mi ha riabilitato.
Ancora una volta.





